Festival 2017

XVII Ciclo di Spettacoli classici, dell’accoglienza

Teatro Antico TINDARI

24 maggio | 4 giugno


IL CICLOPE

Dell’archetipo selvaggio del Ciclope (Omero nel IX dell’Odissea e il dramma satiresco di Euripide), che, rispondendo al tentativo razionalistico di Ulisse di insegnargli le leggi non scritte e i valori dell’ospitalità, sancita giù in Omero come fondamento della civiltà greca, poi europea, offre come segno di riconoscenza per Ulisse il privilegio di essere sbranato per ultimo, si offrirà, grazie alla corposa interpretazione del ruolo del Ciclope di Edoardo Siravo, un allegorico e divertente spettacolo, arricchito da un coro di satiri danzanti al centro dello scenario del monte di Tindari.

La risposta del Ciclope (“Omuncolo, per le persone intelligenti vivere da ricchi è la vera religione. Tutto il resto non conta… Mangiare e bere tutto il giorno, questo è il vero dio per gli uomini assennati… Quelli che hanno inventato le leggi per complicare la vita agli uomini, si lamentino pure; io mi curo di me, e continuerò a farlo, e adesso ti mangerò”), alla lezione di civiltà impartitagli da Ulisse mostra, per la evidente ascendenza di scuola filosofica delle parole usate, come il barbaro può diventare una figura deformata della civiltà occidentale, lo specchio deformante di un sistema di valori che sta cadendo a pezzi.

In un clima spaventoso, divertente e tragicomico, lo spettacolo di Angelo Campolo chiarisce che non ci sono più mostri che spaventino, ma solo umani che fanno i conti con il proprio egoismo, le proprie paure, le debolezze e i desideri.
Il Ciclope resta straniero per scelta, condannato dal fato in quanto espressione degenerata di un allievo della sofistica che contrappone ai bisogni dello straniero la personale filosofia della pancia.


MEDEA

Fra i temi della Medea di Euripide, rappresentata per la prima volta nel 431 a.C. ad Atene, la proposta del “Teatro dei Due Mari”, fondata sulla sistemazione drammaturgica del testo da parte di Filippo Amoroso, affidata alla magistrale sapienza registica di Walter Pagliaro, verte sulla condizione di barbara, straniera, irrimediabilmente diversa, di Medea, sia partendo da come è stata rivisitata da Grillparzer, Lenormand, Jahnn Alvaro e Pasolini per essere rapportata all’attualità del XXI secolo. 

Non tralasciando gli aspetti passionali, esaltati da Corneille e dai romantici, le affermazioni di femminilità in contrasto col mondo maschile, i riflessi giuridico-sociali dei comportamenti di Medea, anche in rapporto alle sue prerogative di magia e stregoneria  (su cui da Seneca in poi si imperniano numerose riscritture) e le altre tematiche sviluppate teatralmente nel corso dei secoli, la nuova messa in scena è incentrata su una problematica che Medea tratta in Euripide con lucida razionalità di sapiente: l’accoglienza degli stranieri.

Medea, barbara, vive sulla sua pelle questa condizione e sa che chi è cittadino straniero “si deve uniformare alla città”, ma, sapiente come è, non approva, dall’altro canto, “chi essendo della città, con atteggiamenti arroganti, si rende odioso”.
Definisce così regole di comportamento la cui attualità strugge oggi milioni di uomini, migranti e cittadini delle nazioni che devono garantire accoglienza umanitaria e il riconoscimento di asilo politico (è il tema centrale dell’episodio di Egeo nella Medea di Euripide e il principale problema di Creonte nella Medea di Seneca).



Medea è una produzione  Teatro dei Due Mari 

Il Ciclope è una coproduzione di Teatro dei Due Mari e DAF Teatro dell’Esatta Fantasia

 

 

 

         
Ti piace? Dillo su Tweeter Facebook